
Passata l'emergenza neve, in attesa di quella buche e dei nuovi acquirenti del Bologna FC, impossibile non parlare del sindaco.
Alla fine il sindaco che gli avventori del BarBologna in un appassionato sondaggio non avevano votato si e' fatto dimettere. La volonta' degli elettori da bancone e' stata quindi rispettata. Gia', ma adesso? La citta' senza controllo politico da un decennio rischia di esserlo ancora di piu', con un vuoto formale di potere. Il bolognese dedito alla vita sociale e politica, soprattutto quella in prossimita' delle griglie della festa dell'umidita', dovra' affrontare il duro colpo del commissariamento? Della guida prefettizia?
Al di la' delle dichiarazioni di comodo di questi giorni, probabilmente a nessuna delle maggiori forze politiche cittadine conviene che si vada a votare velocemente (a marzo, con le regionali). Troppo stretti i tempi per corteggiare le lobby, mercanteggiare favori, promettere guadagni, illudere la gente, stringere fatue alleanze. Piu' probabile l'ipotesi primavera inoltrata, resa possibile da un semplice decreto da inserire nell'ennesima sfornata di decreti in vista del voto del prossimo "milleproroghe". Vuolsi cosi' cola' dove si puote.
Ma come si comporteranno i cavalieri al cimento nell'impresa?
I destri, che avevano puntato su Cazzola, difficilmente lo riproporranno, anche se alla faccia tosta non c'e' mai limite. Latitante per tutti questi mesi, come potrebbe presentarsi uno con guai con il fisco alle spalle dopo che i sinistri hanno fatto dimettere un sindaco in carica per questioni economicamente (al momento sembra) molto meno rilevanti? L'accusa di immoralita' politica e' gia' bella che pronta sulla bocca degli avversari e dei giornali. I leghisti felsinei sono troppo poca roba per chiedere al capo della combriccola la mano della citta' a forma di tortellino alla panna, quindi staremo a vedere se pescheranno tra i pezzi grossi in parlamento o tra i portaborse in consiglio.
I sinistri di governo sono ancora in piu' grossa crisi. Gli servirebbe, come dicevo altrove, una vendolata al ragu', un uomo capace di suscitare un minimo di sussulto nel sempre piu' stanco e vecchio elettorato (Cevenini non basta, lo dico subito) e soprattutto di non apparire come piovuto dalle stanze di segreteria. C'e' poi lo scoglio delle primarie, una delle peggiori invenzioni del partito da 20 anni, che mostra chiaramente l'incapacita' di decidere e imporre con convinzione un percorso politico e amministrativo chiaro, delegando (scaricando) tutto alla presunta volonta' popolare. E poi c'e' il peso in citta' della famiglia Prodi, niente affatto trascurabile come e' emerso in questi giorni.
I centri, qui da noi coincidenti con i presunti civici, possono gustarsi gli affanni degli altri, visto il loro crescente peso a livello nazionale e la loro probabile importanza pure per il voto locale. E' difficile pero' che gli aspiranti alleati gli facciano presentare un candidato tutto loro, preferendo piuttosto assegnargli qualche poltrona pesante (politiche sociali, commercio, infrastrutture?).
I grillini mancano per ora dell'appoggio dipietrista, che invece in altre parti d'Italia e' un po' piu' spinto, e difficilmente andranno oltre il guadagno di qualche voto qua e la', direttamente proporzionale all'impresentabilita' dei candidati altrui.
Resta la sinistra non di governo, attiva in citta' solo in una componente, ma che dovrebbe dimostrare velocemente di essere piu' intelligente delle varie molecole nazionali (arrivate ormai a oltre 4500, compresi gli atei agnostici razionalisti e i razionalisti atei agnostici, acerrimi nemici come insegna South Park) e riunire tutti i delusi (e son tanti) dei sinistri di governo e dei diversamente sinistri (radicali, femministe, ambientalisti, giornalisti, sindacalisti, ultras del Bologna FC, controllori ATC, frequentatori di locali notturni richiedenti bus navetta, baristi) per arrivare a una massa critica rispettabile.
E poi ci sono i fuori-schema, i Pasquino e i Bergami del 2010, fallimentari nel 2009, quasi spariti subito dopo, ma pure loro in grado di raccogliere i delusi dall'ortodossia di partito e quindi capaci di aspirare almeno a una sedia di velluto. O i Giuseppe Fuggi, che se da un lato potrebbero non riuscire a organizzarsi in poco tempo, qualora ce la facessero avrebbero l'occasione di partecipare a una campagna elettorale lampo, senza quindi i problemi di tenuta che li affossa di solito sulle distanze piu' lunghe.
Secondo me il sindaco sara' Andreatta (ma non sottovaluto il locale sindacalista Cisl). Io votero' chi promette di fucilare sul posto chi fa inversione a U all'uscita della tangenziale su Via Mattei.
Mario Pe(l)lacani
p.s. Dichiaro di non aver diffamato o minacciato alcuno durante la stesura di questo post (la fucilazione di cui parlo e' assolutamente simbolica).