
Ormai la questione del futuro di Bologna e' al centro di tutti i dibattiti. Pare che Obama a Singapore non abbia preso impegni sul clima perche' vuole aspettare gli esiti delle molteplici commissioni al lavoro sul futuro felsineo.
Non potendo contare su nemmeno uno dei 23 saggi raccolti da altri, in quanto BarBologna possiamo puntare sul pool dei 23 gradi, valore ottenuto mediando la gradazione alcolica di una grappa con quella di una birretta bionda facile facile (dal computo sono stati esclusi il Fuoco di Russia e l'elisir dei frati camaldolesi).
Quale e' stata la geniale pensate del pool dei 23 gradi? Per capire su cosa deve puntare Bologna bisogna partire dai suoi elementi piu' caratteristici. Orpo, hai detto niente! Ma quali sono questi tratti? Da ex-fuorisede non addentro alla storia del tortino Porretta, io vedo: alcune facolta' umanistiche dell'Universita' (e loro collegati), alcuni poli di ricerca medico-ospedaliera, qualche sempre piu' raro esempio di industria meccanica, un paio di aziende innovative per prodotto e/o metodo, una holding muiltiservizio sempre meno cittadina e il colosso delle coop. Altro non vedo. Sbaglio? Ora, di queste cose, le prime due non sembranoo in grado di generare reddito per la cittadinanza. E pure l'industria non e' piu' quel bacino capace di assorbire chissa' quante persone. Restano il rusco e le cooperative. E allora? Su cosa deve puntare Bologna, attingendo a cio' che gia' ha, senza sperperare risorse in improbabili avvunture ai confini della realta'?
Io non lo so, forse bisogna aumentare i gradi del pool. Ma forse voi, cari avventori, qualche idea ce l'avete (non vale rispondere "sulle lasagne").



















